Note di regia

INFINITO FUTURO
di Antonio Sanna

liberamente ispirato a 1984 di Orwell

La realizzazione di questo testo presentava una difficoltà, fra le tante: la quantità di luoghi nei quali si svolge l’azione. Mi sono trovato allora a uscire dal rettangolo del palcoscenico per costruire un percorso più vario, un racconto fisico più reale, più vicino al percorso interiore del protagonista che cerca un’uscita dal labirinto della società nella quale vive.
Così sono arrivato a disseminare lo spettacolo in mezzo al pubblico, addirittura a portata di mano del pubblico.
I luoghi dell’azione cambiano con un gesto, con un passo, con uno sguardo, senza bisogno di grosse definizioni scenografiche. Gli attori recitano a 360 gradi, perché il pubblico è attorno a loro. La scena è ridotta a pochi elementi evocativi e simbolici, diversi dei quali cambiano natura, funzione e significato bruscamente e talora violentemente. La “scena” è il teatro stesso, la ristrettezza di spazio si trasforma in vicinanza, la vicinanza in partecipazione degli spettatori, talmente “in scena” essi stessi da non potersi pensare diversi dagli attori, i quali, seduti accanto a loro, si alzano a turno per materializzare la storia per conto di tutti. Più che un modo di assistere diventa un modo di esserci. E quindi di non avere alibi né scusanti per ciò che accade, che riguarda ognuno. Gli attori non sono che i volontari testimoni del malessere comune.
Nella scena finale ho voluto trovare un modo per far vivere realmente, spero a buona parte degli spettatori, la stessa paura che l’attore finge di provare; così che la paura si possa spostare da un piano di finzione osservata a un piano di realtà sperimentata. Proprio quella paura scontata e banale dei giorni di tutti, quella che cambia d’abito per non farsi riconoscere, e che ogni tanto diventa insopportabilmente ingombrante. Perché credo che sia la vera protagonista di questo spettacolo. E non solo di questo spettacolo.

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